OCCORRE UNA LEGGE CHE TUTELI PER DAVVERO IL PAESAGGIO

L’assessore regionale all’urbanistica e al territorio Anna Marson, e il professor Salvatore Settis, famoso archeologo e storico dell’arte, hanno recentemente offerto, dalle pagine della stampa locale, alcuni interessanti spunti di discussione in materia di leggi urbanistiche e di tutela del paesaggio e del patrimonio culturale.  Settis ha posto in evidenza  i ritardi nella piena applicazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, e le distorsioni e i vuoti di legalità prodotti dalla legge regionale 1/2005.  Più sfumate e diplomatiche, a questo proposito, sono le opinioni espresse dall’assessore Marson: “ Non trovo desiderabile,” ha detto, “che vi sia un solo soggetto a decidere: ad ogni problematica vi deve essere un livello appropriato della decisione, con la piena applicazione del principio di sussidiarietà”.                                                                                                                    Secondo questo principio, che costituisce uno dei fondamenti della legislazione dell’Unione Europea,  gli stati membri mantengano le competenze che sono capaci di gestire più efficacemente,  mentre  spettano agli organi comunitari i poteri che gli stati membri non sono in grado di esercitare in maniera appropriata. Lo stesso principio si applica anche all’interno dei singoli stati, mediante il trasferimento di poteri decisionali dagli enti più elevati a quelli di livello via via più basso, in modo che la decisione finale sia più che possibile vicina ai singoli cittadini.  Scendendo in questo modo la scala gerarchica, nel caso dell’Italia  i poteri decisionali passano dall’Unione Europea allo Stato nazionale, da questo alle Regioni, poi alle province e infine ai comuni.  Un principio di democrazia e di partecipazione bellissimo sulla carta, ma che, calato nella realtà di un Paese come il nostro, dove imperano da decenni caste impegnate principalmente alla cura dei propri interessi, e dove l’ignoranza, l’affarismo e l’indifferenza sono vizi diffusi, la delega dei poteri dai livelli più alti a quelli più bassi assume spesso le caratteristiche di un disastroso gioco a  scaricabarile. “Non è accettabile,” ha dichiarato Settis,  “che arbitro ultimo del paesaggio debba essere il Comune, e che la Regione riduca se stessa al ruolo della suocera molesta, che prova a protestare ma può essere tranquillamente messa alla porta”.                                 Non si vuole, qui, mettere genericamente sotto accusa i sindaci italiani,  la cui maggioranza sarà di certo costituita da professionisti probi e competenti, ma è altrettanto certo che abbandonare senza controlli nelle mani di chiunque riesca a farsi eleggere sindaco beni di valore universale – il paesaggio, ma anche il patrimonio artistico e culturale – costituisce un rischio inaccettabile. A questo proposito, Italia Nostra ha proposto, l’anno scorso, nel quadro di una legge regionale di iniziativa popolare, numerose e significative modifiche alla legge regionale 1/2005, ad esempio la costituzione  di comitati di garanzia  a livello regionale, provinciale e comunale. Particolarmente importante è un comma da noi proposto in aggiunta all’articolo 55: “Prima dell’adozione del Regolamento urbanistico, i comuni trasmettono il regolamento, assieme al piano strutturale approvato, ai competenti organi della Giunta regionale, per una verifica di conformità agli strumenti di pianificazione sovracomunale. La Giunta regionale esprime le proprie osservazioni ed eventuali richieste di modifica che devono essere recepite dai comuni”.  E’ trascorso un anno dalla presentazione delle nostre proposte, e ancora siamo in attesa delle modifiche che l’assessore Marson afferma di voler apportare alla legge.
Michele Scola, presidente della Sezione di Grosseto di Italia Nostra.