Michele Scola, presidente della sezione di Grosseto di Italia Nostra, interviene nuovamente sul regolamento urbanistico di Gavorrano. “Abbiamo rivolto al sindaco Massimo Borghi, dalle pagine di questo giornale, una serie di allarmanti interrogativi riguardanti quel regolamento”, afferma il dirigente dell’associazione ambientalista. “Sono trascorse ormai tre settimane, ma non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Le questioni che gli avevamo posto non erano di secondaria importanza. Oltre al piano strutturale, che com’è noto è lo strumento urbanistico fondamentale per il governo del territorio comunale, anche lo stesso regolamento urbanistico di Gavorrano vieta espressamente, testuali parole, interventi di nuova edificazione che possano alterare nell’insieme le caratteristiche formali della veduta panoramica dei centri storici di Gavorrano, Giuncarico, Caldana e Ravi. Nonostante ciò, la precedente amministrazione comunale guidata dall’ex-sindaco Fabbrizzi ha approvato un regolamento urbanistico che prevede la realizzazione di una inconcepibile serie di lottizzazioni addossate ai suddetti centri collinari, facendo scempio delle visuali paesaggistiche da essi offerte”.
Scola non si nasconde il fatto che l’importanza del paesaggio è, in genere, ampiamente sottovalutata. “Il paesaggio è recepito troppo spesso, anche dagli amministratori pubblici, come una specie di ornamento più o meno superfluo, un capriccio da intellettuali e da poeti, cioè da persone che vivono fra le nuvole. Non è così. Il paesaggio è il volto della propria terra, è l’immagine che offriamo di noi stessi, in una parola è la nostra identità. Più curata e armoniosa è la nostra immagine, maggiore è il valore, si noti bene, anche in termini economici, del nostro territorio. La bellezza del paesaggio è un valore fondamentale, riconosciuto dalla stessa Costituzione, che all’articolo 9 afferma: La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico. Abbiamo, qui in Maremma, paesaggi incantevoli, un inestimabile patrimonio che, adeguatamente valorizzato e gestito, potrebbe costituire la risorsa di base del futuro sviluppo sostenibile.”
Ma non c’è il rischio, chiediamo all’esponente di Italia Nostra, che le preoccupazioni per il paesaggio compromettano, specialmente in questo periodo di crisi, le attività produttive, in primo luogo l’edilizia? “Nient’affatto”, risponde Scola. “Costruire in modo compatibile, rispettando l’eco-sistema e le bellezze paesaggistiche , è assolutamente possibile, come si può osservare visitando buona parte dei paesi del Centro-nord Europa. Se invece, com’è accaduto a Gavorrano, si butta nel cestino della carta straccia il piano strutturale, e si costruisce dove non si dovrebbe costruire, non si fa altro che segare il ramo dell’albero sul quale siamo seduti. Sconciare il volto dei nostri centri storici rovesciandogli addosso colate di cemento significa esattamente questo, significa creare degrado e bruttezza, dunque significa anche derubare le prossime generazioni del loro futuro. Turismo di qualità e tutela del paesaggio sono un binomio inscindibile. Spiace davvero che il nuovo sindaco Borghi, anziché confrontarsi, in nome della trasparenza e della partecipazione dei cittadini, su temi così importanti, si chiuda invece nel silenzio”.
Ma forse, facciamo notare a Scola, l’amministrazione è impegnata su altre questioni di rilievo più immediato, e il sindaco non ha trovato il tempo per rispondervi. “Negli ultimi tempi,” replica il rappresentante di Italia Nostra, “come si è appreso dalle cronache giornalistiche, il consiglio comunale di Gavorrano si è impegnato in lunghe e accese polemiche sulla caccia al colombaccio, sulla raccolta delle lumache, sui semafori e sugli escrementi dei cani. Ci permettiamo di suggerire, anche ai consiglieri di opposizione, un tema che a noi di Italia Nostra sembra molto più importante: la conformità del vigente regolamento urbanistico alle norme del piano strutturale comunale e dei piani provinciali e regionali, con particolare riguardo alle invarianti strutturali, cioè a quegli elementi del territorio da sottoporre a tutela ai sensi della legge regionale n. 1 del 2005. Per maggiore chiarezza voglio fare alcuni esempi di questioni che meriterebbero un’urgente attenzione. Il piano strutturale stabilisce che tutti i versanti collinari a forte pendenza del territorio di Gavorrano sono esposti a rischi geologici, vale a dire a rischi di frane e di smottamenti. Tale rischio è particolarmente grave nei pendii scoscesi di Giuncarico, data la presenza nel sottosuolo, di rocce profonde instabili. E’ evidente che non si può, non si deve andare a costruire - oltretutto senza una precisa necessità - su quei pendii. La tragedia dei paesi del messinese travolti dalle frane ne è una chiara e terribile dimostrazione. Ora, se si esaminano le mappe del regolamento urbanistico, e magari ci si reca anche sul posto, confrontandole con la realtà, si potrà osservare che le lottizzazioni previste a ridosso dei vari centri collinari non solo fanno scempio del paesaggio, ma sono localizzate, in buona parte, su pendii molto ripidi. Ne sono un esempio la lottizzazione prevista a Caldana sotto il terrazzo panoramico accanto al centro storico, e soprattutto quella, espressamente vietata dal piano strutturale, localizzata sullo scosceso versante a ovest dell’abitato di Giuncarico, su un’area, oltretutto, attualmente ricoperta da un bosco. Sappiamo tutti che è vietato abbattere boschi per costruirvi sopra delle lottizzazioni residenziali: nonostante ciò, i progettisti del regolamento urbanistico hanno recepito, in pieno contrasto con il piano strutturale, il progetto di una lottizzazione residenziale, per la cronaca classificata con la sigla 53.Ri, proprio su quel pendio geologicamente instabile, oltretutto abbattendo il bosco ivi esistente. Ci sono diverse altre emergenze, in atto nel territorio comunale, ma nessuno ne parla. Una cappa di silenzio generale è calata sulle vicende urbanistiche di questo Comune. Tace il sindaco. Tace l’architetto Elisabetta Lenzi, responsabile del piano strutturale e del regolamento urbanistico. Tace la Provincia. Tace la Regione. Tace perfino Legambiente, che pure ci risulta essere a conoscenza dei fatti. E’ giocoforza ripetere la domanda che avevamo rivolto nei nostri precedenti interventi: che cosa sta accadendo a Gavorrano?