Italia Nostra, Associazione Nazionale per la Tutela Patrimonio Storico, Artistico, e Naturale della Nazione, esprime la propria opinione sulla vicenda della sede storica della Chelliana.
Da molti anni, in sintonia con il concetto di “sviluppo sostenibile”, tutte le buone pratiche che riguardano le costruzioni prevedono l’imperativo categorico del “riuso” prima di sacrificare nuovo territorio e risorse future. Anche le ultime dichiarazioni del nuovo assessore all’urbanistica regionale Anna Marson sono in sintonia con questi elementari principi di conservazione, riutilizzazione, restauro.
Nel caso dell’edificio che ospita ormai da quasi un centinaio di anni la Biblioteca Chelliana di Grosseto assistiamo invece ad un completo rovesciamento di punti di vista. La proposta di Bonifazi di trasferire altrove la vecchia e storica Chelliana lascia ancor più stupiti soprattutto perché avanzata alla fine di un percorso esecutivo e progettuale che ha assorbito energie e preziose risorse finanziarie.
L’edificio di via Mazzini è peraltro uno degli edifici più significativi del centro cittadino e senz’altro meritevole di quel restauro conservativo che il progetto Aureli garantisce perchò
eseguito di concerto con la Soprintendenza di Siena.
Il palazzo, costruito alla fine del 1800 dal Vescovo Mensini, mantiene i suoi caratteri costruttivi originali, nonostante i danneggiamenti subiti nei bombardamenti degli anni ‘40 e le successive riscostruzioni.
Soprattutto è portatore della “memoria storica” cittadina avendo ospitato per tutti questi anni generazioni di studenti.
Il sindaco di Grosseto Bonifazi e la direttrice ISGREC Rocchi inneggiando a “nuove costruzioni” dimostrano di non capire le motivazioni dei moderni restauri e di essere portatori di quella cultura che accettando il trentennale e continuo degrado dell’Ospedale di Via Ginori o il parziale crollo del Garibaldi proporranno senz’altro di “radere al suolo” altre preziose testimonianze del nostro passato.