Caccia- Pre-apertura al colombaccio: scelta tribale

Dal prossimo 02.09.2009 e nel successivo 6 settembre p.v.  è accaduto e accadrà, che venga ucciso un colombaccio intento nelle cure parentali dei nidiacei che saranno condannati ad una morte atroce.

Lo scorso anno Italia Nostra ha denunciato pubblicamente questo massacro autorizzato ma dove sono tutte le altre associazioni animaliste e ambientaliste?

E' possibile che questo strazio non interessi a nessuno?

Stento a credere a quello che accade nel nostro paese, sembra che tutti coloro che dovrebbero interessarsi di animali  siano in un letargo prolungato tanto che una parte degli stessi cacciatori sono stati costretti a scendere in campo per difendere una specie i cui nidiacei vengono condannati a morire di fame dalla Provincia che autorizza l'abbattimento dei genitori. 

Forse gli uomini si sono così tanto allontanati dalla natura e dalla vita selvatica che riescono solo ad essere sensibili  per il proprio cane o per il pappagallino verde rinchiuso in una gabbia.  

Fatti come questi sono inaccettabili dal punto di vista etico, inoltre proiettano una immagine sinistra e negativa, di un’attività venatoria che appare, così praticata,  insensibile all’etica della caccia ed al rispetto della natura, nella quale viceversa dovrebbe trovare il fondamento e l’ispirazione.

Ma oltre all'etica, presa a calci dall'ignoranza collettiva, a tutela dei piccoli nidiacei ci sono anche normative che abitualmente vengono disattese, mi riferisco all'’articolo 7 della direttiva 409/79 CEE che prevede: “ Gli Stati membri… provvedano in particolare a che le specie a cui si applica la legislazione della caccia non siano cacciate durante il periodo della nidificazione, ne durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza. Quando si tratta di specie migratrici, essi provvedono in particolare che le specie soggette alla legislazione della caccia, non vengano cacciate durante il periodo della riproduzione e durante il periodo del ritorno al luogo di nidificazione...”.

La guida interpretativa della Direttiva, recentemente emanata dalla commissione UE ricomprende  il documento ORNIS, la quale su base rigorosamente scientifica ha stabilito il diagramma comparativo della fase di riproduzione della specie colombaccio (Columba palumbus) per i paesi aderenti alla UE, compresa l’Italia. Le considerazioni di carattere scientifico del documento citato, fanno emergere con chiarezza, che nel concetto di  “riproduzione”, deve essere compreso anche il periodo della preparazione del nido e dell’involo. E’ inoltre dimostrato, secondo un parere dell’INFS (Istituto Nazionale Fauna Selvatica) del 2004, che le specie di uccelli, compresi il colombaccio, che interessano l’areale Italiano risultano deporre le uova fino a settembre (Pazzucconi A. 1997-Uova e Nidi degli uccelli d’Italia); la durata della cova è di 15-17 giorni ( vedi Cramp-Simmons,BWP); l’involo avviene a 33-34 giorni per gli uccelli non disturbati, con una media di 28,7 giorni (Murton in Cramp-Simmons, PC). 

L’articolo 18 della legge 157/92 -comma 2- prevede che la specie colombaccio può essere cacciata solo a partire dalla terza domenica di settembre.

Pertanto l’anticipazione dei termini di apertura di cui al citato articolo 18-comma 2- legge 157/92, è in netto contrasto con la biologia di questa specie e con le normative di legge in vigore.

Concludo con una simbolica citazione di Arthur Bloch, tratta dal secondo libro della legge di Murphy che chiarisce perfettamente il significato di "scienza"  utilizzato dai nostri amministratori:

          1. Se è verde o si muove, è biologia.

2. Se puzza, è chimica

         3. Se non funziona, è fisica.

 

Il Presidente    Michele Scola

 

Visualizza a sx l'articolo pubblicato dalla stampa